Da Modena
nella sclerosi sistemica anche il timo può giocare un ruolo
 
Da Charleston
alterato equilibrio tra recettori; è il segreto del fibroblasto sclerodermico?
 
Da Roma
alveolite o infezione: è importante distinguerle nel polmone dello sclerodermico
 
Da Winston Salem
se l'ulcera non si chiude può servire il Viagra
 
Da Milano
varianti geniche dell'IL-1 e fibrosi polmonare - un possibile indirizzo per nuove terapie - una delle possibili
  SPIGOLATURE DELLA RICERCA DA TUTTO IL MONDO
Profesoressa Raffaella Scorza

Da Modena
: nella sclerosi sistemica anche il timo può giocare un ruolo Il timo è una ghiandola che negli adulti è poco appariscente e spesso dimenticata. Eppure è proprio nel timo che sono allevate ed educate i linfociti T, quelle cellule destinate a coordinare quella grande e importantissima orchestra che è l'orchestra immunologica. Quando nel corso dello sviluppo embrionale il timo non si forma il neonato non è in grado di difendersi dal più banale raffreddore, che rapidamente si complica fino a diventare mortale. Guai per l'organismo si hanno anche quando, senza motivi apparenti, il timo non svolge bene la sua funzione di educatore e selezionatore dei linfociti T, con conseguenze che possono sfociare in malattie da autoaggressione, le malattie autoimmuni appunto. Il legame tra alterazioni timiche e autoimmunità, molto chiaro negli animali da esperimento, è dimostrato in maniera eclatante nell'uomo dalla miastenia gravis. Questa malattia che è dovuta al blocco della trasmissione nervosa a livello della placca neuromuscolare da parte di un anticorpo diretto contro il recettore di un neurotrasmettitore, l'aceticolina, si associa spesso a un tumore benigno o maligno del timo. Non solo, asportando il tumore, non è raro che, senza altra cura, la miastenia guarisca. Bene, un gruppo di ricercatori di Modena, guidati dal Prof. C. Ferri hanno dimostrato che, in un quinto circa dei pazienti sclerodermici il timo presenta alterazioni radiologiche ( aumento di dimensioni e nodularità ) non documentabili nei soggetti sani. I ricercatori di Modena hanno infatti dimostrato tali alterazioni in 7 (21%) dei 34 pazienti con sclerosi sistemica sottoposti all'indagine (età media 49,7 anni, range 33-67 anni), ma in nessuno (0%) dei 34 soggetti sani di pari sesso ed età che si erano prestati come volontari.
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