UN MODELLO DI CAPILLARE ARTIFICIALE PER LO STUDIO DEI MECCANISMI PATOGENETICI NELLA SCLERODERMIA
Laura Bazzichi, Camillo Giacomelli, Tiziana Giuliano, Francesca de Feo, Elisa Vesprini. U.O di Reumatologia Universitaria Pisa Direttore Prof. Stefano Bombardieri


Nei linfomonociti e granulociti, estratti dal sangue dei pazienti, abbiamo studiato:

  • l'enzima elastasi.

Questo enzima è fondamentale nella degradazione del tessuto connettivo, attaccando il collagene e rendendolo vulnerabile alla digestione di altre proteasi. In questi pazienti abbiamo osservato una diminuzione dell'attività di questo enzima: una ridotta attività elastasica potrebbe indurre, direttamente o indirettamente (attraverso la diminuzione dell'attività dell'enzima plasmina e altre metalloproteasi), una diminuzione del rimodellamento del collagene, con conseguente ispessimento cutaneo.
La prossima tappa del nostro lavoro è quello di monitorare le proteine rilasciate nel mezzo di crescita in condizioni di normossia ed ipossia ed in seguito a stimolazione con fattori stressogeni e valutarne anche la sopravvivenza Valuteremo inoltre il pattern di espressione di proteine da parte di cellule HMVEC, fibroblasti e linfomonociti di soggetti sani e di soggetti affetti da sclerodermia .
Dai dati finora ottenuti appare evidente come la sclerodermia sia una patologia complessa, dove fattori genetici ed ambientali interagiscono in maniera ancora non nota. Attraverso l'analisi sequenziale e strutturata dei meccanismi fisiopatogenetici ci proponiamo di individuare delle alterazioni potenzialmente utili come target terapeutici.

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