SCLEROSI SISTEMICA E CUORE
Clodoveo Ferri, Dilia Giuggioli,
Marco Sebastiano, Michele Colaci

In tali circostanze il paziente spesso lamenta palpitazioni, una fastidiosa sensazione di ‘cuore in gola ’, o di ‘cuore che batte forte ’ o di ‘cuore che salta un battito’. Dalla sezione destra del cuore (ventricolo destro) parte l’arteria polmonare, da cui si diramano verso i polmoni i vasi sanguigni che portano il sangue a riossigenarsi. Questi vasi possono rimanere coinvolti nel processo di fibrosi che spesso coinvolge i polmoni dei pazienti sclerodermici. Altre volte, invece, la loro stessa parete si ispessisce, provocando una riduzione del lume. In entrambi i casi può generarsi quella che viene definita ipertensione polmonare. Ne risulta una riduzione della capacità di riossigenazione del sangue e un sovraccarico di lavoro per il ventricolo destro, che, in casi estremi, può arrivare allo scompenso cardiaco destro. Dal punto di vista clinico, il paziente presenta affanno anche per eseguire le normali attività della vita quotidiana. Va ricordato, tuttavia, che questa sintomatologia può essere anche, e più frequentemente, la conseguenza della fibrosi polmonare. Lo studio dell’impegno cardiaco da Sclerosi Sistemica si effettua con esami strumentali di comune pratica clinica, quali la radiografia del torace (che valuta anche l’impegno polmonare), l’elettrocardiogramma, l’ECG Holter e l’ecocolordoppler cardiaco. In casi selezionati si può far ricorso ad esami più invasivi, come il cateterismo cardiaco, in particolare per la valutazione dell’ipertensione polmonare. Dal punto di vista terapeutico dobbiamo ricordare che i calcio-antagonisti e gli antiaggreganti, utilizzati di base dai pazienti sclerodermici, hanno un effetto utile in generale e, quindi, anche sul cuore.