Domande frequenti

Avere il fenomeno di Raynaud vuol dire avere la sclerosi sistemica?
Il fenomeno di Raynaud è una delle caratteristiche principali della malattia, ma è anche una condizione clinica relativamente frequente e solo in un numero limitato di casi si associa alla sclerosi sistemica.

Che esami devo fare se ho il fenomeno di Raynaud?
Per capire se il fenomeno di Raynaud sia “isolato” od associato alla sclerodermia è necessario effettuare una capillaroscopia periungueale e il dosaggio degli autoanticorpi specifici. Tramite questi accertamenti è possibile porre la diagnosi di fenomeno di Raynaud sclerodermico ed individuare la presenza di malattia nelle fasi più precoci.

Cosa causa la sclerodermia?
Le cause della sclerosi sistemica non sono del tutto note e multifattoriali, questo vuol dire che non esiste un solo stimolo che causa la comparsa della malattia. Nel suo sviluppo concorrono diversi fattori genetici ed ambientali che danno vita al processo patologico della malattia solo in particolari condizioni. Per questo motivo la malattia è poco frequente, non contagiosa od ereditaria.

Si guarisce dalla sclerodermia?
Ad oggi non è possibile affermare che un soggetto sia guarito dalla sclerodermia. Si può solo parlare di una patologia in ottimo controllo e non evolutiva. Ma non conoscendo la causa di innesco non è possibile parlare di guarigione.

Se cambio le mie abitudini di vita posso prevenire un peggioramento della malattia?
Sicuramente condurre uno stile di vita più sano eliminando atteggiamenti quali il fumo, l’abuso di alcool, l’uso di droghe, una corretta alimentazione e un’attività fisica regolare consentono di limitare una serie di fattori che possono peggiorare la patologia. Non esiste però una dieta specifica che consenta di introdurre sostanze “naturali” che arrestino il progredire della malattia.

Morfea e sclerosi sistemica sono sinonimi della stessa malattia?
No. Sono 2 malattie differenti che solo in una rarissima percentuale di soggetti possono coesistere. La prima è una malattia ad espressione solo cutanea senza complicazione degli organi interni (esofago, cuore, polmoni…); l’altra rappresenta una forma sistemica e pertanto con coinvolgimento viscerale.

Mi hanno detto che ho una malattia in fase molto iniziale, il mio medico dice che non sono necessarie terapie od esami di controllo. Ha ragione?
La sclerosi sistemica in fase molto precoce si caratterizza unicamente per la presenza di un fenomeno di Raynaud con positività autoanticorpale e/o alterazioni capillaroscopiche. In questa fase possono essere completamenti assenti altri sintomi o alterazioni agli esami, ma i processi patologici della malattia sono comunque in atto. E’ pertanto necessario contrastarli con alcune terapie minime e effettuare un adeguato programma di monitoraggio per evidenziare precocemente eventuali problemi che se misconosciuti potrebbero aggravarsi nel tempo.

Calcio-antagonisti, cosa sono?
E’ un gruppo di farmaci comunemente utilizzati per il controllo della pressione arteriosa che ha la capacità di dilatare le arteriole periferiche e di migliorare i sintomi del fenomeno di Raynaud.

Mi hanno detto che devo prendere i calcio antagonisti solo in inverno, è vero?
No, l’effetto dei calcio-antagonisti non si limita unicamente al miglioramento della circolazione periferica. Questi farmaci contrastano anche la formazione di molecole che contribuiscono al progredire della malattia e pertanto, salvo per la comparsa di effetti collaterali, devono essere utilizzati in maniera continuativa, anche quando il fenomeno di Raynaud non sia evidente nel periodo estivo.

Che cos’è l’iloprost?
L’iloprost o prostaciclina è un potente farmaco vasodilatatore. Generalmente trova impiego nella gestione del fenomeno di Raynaud non controllato dalla terapia orale. E’ l’unico farmaco che consente il miglioramento della perfusione periferica in caso di fenomeni ischemici severi o comparsa di ulcere digitali.

Quale schema di infusione per l’ioprost viene comunemente adottato?
In diversi centri vengono utilizzati solitamente diversi schemi infusivi per l’iloprost. Nessuno di essi è sicuramente superiore agli altri e la decisione di utilizzarne uno piuttosto che un altro dipende da diversi fattori (possibilità di accesso al day-hsopital, severità dei sintomi…). Negli schemi più utilizzati la terapia viene effettuata secondo richiami periodici (uno o più giorni al mese) o in maniera continuativa per diversi giorni consecutivi in caso di fenomeni ischemici severi.

Immunosoppressori cosa sono?
Sono un’insieme di diversi farmaci che agiscono inibendo la vitalità delle cellule del sistema immunitario e riducendo il loro numero ed attività. Il loro utilizzo è spesso caratterizzato da effetti collaterali, ben conosciuti e monitorabili e per questo quando vengono prescritti bisogna fare degli esami di controllo specifici e più frequenti del solito.

Immunosoppressori, perché utilizzarli?
Il sistema immunitario regola l’infiammazione e diversi aspetti della comunicazione cellulare nell’organismo. Una sua eccessiva attività causa pertanto squilibri nell’organismo e nella malattia è uno degli eventi chiave nello sviluppo di fibrosi o altre manifestazioni infiammatorie. Gli immunosoppressori vanno a controbilanciare questi meccanismi. Purtroppo nessuno degli immunosoppressori è specifico per la sclerosi sistemica e il loro effetto deve essere valutato caso per caso.

Esistono terapie alternative per la sclerosi sistemica?
Nessun trattamento di medicina “alternativa” si è dimostrato efficace nel trattamento della malattia e la medicina “tradizionale” non andrebbe abbandonata per tali approcci. La medicina “complementare” può essere associata a quella tradizionale e se il paziente trae qualche beneficio da essa non vi deve essere preclusione da parte del medico al suo utilizzo contemporaneo accanto ai farmaci convenzionali.

Cosa sono i farmaci biologici? Sono farmaci meno dannosi?
Contrariamente a quanto potrebbe suggerire, i farmaci biologici sono veri e propri farmaci caratterizzati da ben definibili effetti clinici ed effetti collaterali. Si chiamo biologici perché nel loro processo produttivo sono utilizzati sistemi viventi, quali microrganismi o cellule animali o vegetali.

Posso avere figli se ho la sclerosi sistemica?
In linea generale la risposta è sì. Chiaramente ogni singolo caso andrà discusso con il proprio specialista di riferimento anche per valutare la compatibilità degli specifici coinvolgimenti viscerali e delle terapie in corso con una eventuale gravidanza.

In caso di gravidanza a chi mi devo rivolgere?
In questi casi è buona norma far riferimento al proprio specialista di riferimento ed ad un centro per le “gravidanze difficili” che abbia esperienza nella gestione del paziente con malattie autoimmuni sistemiche. In caso di gravidanza nelle persone affetta da sclerosi sistemica verranno prescritti controlli più ravvicinati rispetto a quelli abituali.

Posso fare attività sportiva con la malattia?
La sclerosi sistemica non è una controindicazione all’esecuzione dell’attività sportiva, ma le complicazioni di essa possono limitare alcune attività. In generale l’attività sportiva garantisce una miglior microcircolazione, ma andrebbe comunque evitata l’esposizione a sbalzi termici eccessivi o quelle attività sportive che comportino l’esposizione al freddo.

Posso prendere il sole se sono affetto da sclerodermia?
Non esistono restrizioni assolute per quanto riguarda l’esposizione al sole, ma l’esposizione ad esso andrebbe evitata dal alcuni pazienti e comunque effettuata con cautela e uso di creme protettive dalla maggioranza dei soggetti affetti da sclerodermia. Coloro con tendenza all’iperpigmentazione dovuta alla malattia (melanodermia), con una cute “attiva”, ossia con manifestazioni fibrotiche progressive e flogosi cutanea dovrebbero sicuramente evitare l’esposizione ai raggi UV.

La sclerodermia è una malattia contagiosa?
La sclerosi sistemica non è trasmissibile in alcun modo per contatto diretto o indiretto e pertanto non è contagiosa.

I miei figli sono a rischio di sviluppare la malattia?
Il fatto di avere un genitore ammalato di sclerosi sistemica non comporta necessariamente che i figli ne risultino affetti. La familiarità è solo uno dei fattori di rischio. Nei familiari di pazienti affetti da sclerosi sistemica è più alta la probabilità di avere la malattia rispetto alla popolazione generale, ma il rischio rimane comunque basso (circa l’uno per cento nei figli).

Devo far fare esami ai miei figli per prevenire lo sviluppo della malattia?
In assenza di sintomatologia indicativa o sospetta per sclerosi sistemica non è indicato, ad oggi, eseguire nessun tipo di esame di screening nei familiari di persone affette. L’unica indicazione nell’effettuare accertamenti specifici è la comparsa di un fenomeno di Raynaud non giovanile.

Che organi colpisce la malattia?
La sclerosi sistemica può coinvolgere molti organi e apparati; in particolare la cute, l’apparato gastro-intestinale (specie l’esofago), le strutture osteotendinee, i polmoni, il cuore e i reni.

Tutti i pazienti evolvono allo stesso modo?
La sclerosi sistemica è una malattia molto eterogenea ed anche pazienti apparentemente molto simili per alcune caratteristiche (età di insorgenza, tipo di anticorpo, terapia effettuata) possono presentare dei quadri clinici assai diversi. Sicuramente non tutte le persone sono destinate ad avere le complicazioni più severe o presentare i quadri di malattia più impegnativi.

Scleorosi sistemica variante limitata e diffusa, cosa sono?
Quando compaia un interessamento cutaneo di tipo fibrotico si distinguono due forme di malattia in relazione all’estensione del danno. La forma limitata, come dice il nome stesso, si caratterizza per una fibrosi meno estesa (dai gomiti alle mani e/o dalle ginocchia ai piedi) rispetto alla forma diffusa di malattia.

Quali le differenze principali fra forma limitata e diffusa?
La forma diffusa di malattia è generalmente una forma più aggressiva di malattia che si sviluppa entro pochi anni dal fenomeno di Raynaud e tende a progredire rapidamente dopo la comparsa dei primi sintomi. In caso di forma diffusa rapidamente evolutiva è più facile l’interessamento polmonare, cardiaco e renale.

Quali farmaci per la fibrosi cutanea?
Non esistono terapie sicuramente efficaci per il trattamento della fibrosi cutanea e solo le forme che hanno un andamento evolutivo con caratteristiche progressive e infiammatorie sono meritevoli di un trattamento con immunosoppressori e steroidi. E’ da tenere presente che nel corso del tempo, finita la fase di progressione della fibrosi, questa tende a diminuire naturalmente.

Qual è il rischio di sviluppare una fibrosi polmonare in corso di sclerosi sistemica?
Il coinvolgimento fibrotico polmonare è una complicanza frequente della sclerosi sistemica. Tale complicanza è difficilmente osservabile, o se presente si sviluppa in maniera molto lieve nei soggetti con positività per anticorpi anti-centromero (ACA), mentre è più facilmente osservabile in presenza di anticorpi anti-nucleo a pattern nucleolare o di anticorpi anti-topoisomerasi I (Scl70). La forma diffusa di malattia o la rapida progressione fibrotica della cute sono altri due elementi associati allo sviluppo di fibrosi polmonare.

Quando è maggiore il rischio di fibrosi polmonare?
Generalmente i primi anni di malattia, specie nella forma cutanea diffusa o nei pazienti con anticorpi anti Scl70, sono critici per lo sviluppo di fibrosi polmonare. Se è vero che dopo 3 anni dall’esordio tale rischio si riduce rimane comunque necessario effettuare un adeguato programma di monitoraggio periodico per evidenziare la comparsa di tale complicazione.

Alla TAC del torace mi è stata evidenziata una lieve fibrosi polmonare alle basi, cosa significa?
Tale reperto è di frequente riscontro nella sclerodermia ed alterazioni minime in tali distretti non hanno abitualmente rilevanza clinica o rischio di evoluzione e quindi non necessitano abitualmente un trattamento specifico. Sarà comunque cautela rivalutare tale elemento nel corso del tempo integrando i dati clinici e strumentali.

Esistono terapie per la fibrosi polmonare?
Alcuni farmaci immunosoppressivi hanno mostrato una certa efficacia nel contrastare la progressione della fibrosi polmonare e la riduzione della capacità respiratoria nel tempo, seppure la risposta individuale ad essi può essere assai variabile.

E’ utile la fisioterapia respiratoria?
Anche l’individuo sano non utilizza la propria capacità polmonare al 100%. Imparare a gestire questa preziosa riserva può essere importante per i pazienti che hanno problemi respiratori potendo garantire una miglior tolleranza allo sforzo e benessere complessivo.

Ho una fibrosi polmonare, avrò bisogno dell’ossigeno?
Solo una piccola percentuale di pazienti con interstiziopatia presenta un quadro così severo da dover necessitare di ossigenoterapia. Più facilmente sono questi i casi caratterizzati da una progressione rapida della fibrosi con alterazioni polmonari estese anche prima che possa essere instaurato un adeguato programma di prevenzione e trattamento.

In breve, cos’è l’ipertensione polmonare?
L’ipertensione polmonare è un aumento di pressione a livello del circolo polmonare, cioè di quel tratto di circolazione che porta il sangue dal cuore al polmone e consente l’ossigenazione del sangue. A causa di questo incremento della pressione il sangue riceve meno ossigeno e si riduce la capacità di tollerare lo sforzo fisico.

Come posso capire se sono a rischio di ipertensione polmonare?
Fortunatamente l’ipertensione polmonare è un’eventualità poco frequente nella sclerosi sistemica. Il rischio di tale complicazione è tanto più alto quanto siano ridotti gli scambi gassosi a livello polmonare (una marcata riduzione dei parametri DLco e DLco/VA alla spirometria), in presenza di una positività per anticorpi anti-centromero (ACA), di telangectasie diffuse e di una malattia di lunga data.

Esistono terapie per l’ipertensione polmonare?
Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi farmaci per il trattamento di tale complicazione che hanno portato ad un deciso miglioramento nella sua prognosi. L’effetto di tali farmaci è tanto più grande quanto più è esperto il medico o il centro che li prescrive.

Faccio fatica a fare le prove del respiro. Servono? Devo farle per forza?
Tale esame è fondamentale per monitorare sia i volumi respiratori che la qualità degli scambi tra sangue e polmone e la loro esecuzione periodica è fondamentale. Prima di rinunciare del tutto a questo accertamento sarebbe opportuno capire le cause della difficoltà facendo riferimento a dei centri dedicati (potrebbe essere necessario per esempio l’uso del boccaglio pediatrico o solo una maggior pazienza dell’operatore).

Ogni volta che faccio l’esame mi ripetono che è inutile fare l’ecocardiogramma così spesso. È vero? Perché lo devo ripetere se è normale?
Lei ripete questo esame spesso perché può aiutarci a diagnosticare in fase iniziale l’ipertensione polmonare e per verificare che il cuore funzioni bene, va perciò eseguito almeno una volta all’anno se la spirometria è normale e più frequentemente se ad essa è presente una riduzione della DLco o DLco/VA.

Che problemi al cuore potrei avere?
Oltre all’ipertensione polmonare, i problemi cardiaci più frequenti riguardano le anomalie del ritmo (extrasistoli), spesso di natura lieve e benigna. Solo in alcuni casi possono essere presenti disturbi di conduzione più importanti e che necessitano di terapia medica. Il fenomeno di Raynaud cardiaco e la fibrosi miocardica clinicamente evidenti sono molto rari.

Perché non digerisco? E qual è la causa del reflusso?
Non digerisce perché spesso in questa malattia lo sfintere esofageo inferiore, che rappresenta la barriera tra l’esofago e lo stomaco e che impedisce nella persone sane al cibo di tornare indietro, non funziona e quindi il passaggio tra esofago e stomaco è sempre aperto consentendo al cibo e agli acidi dello stomaco di tornare indietro. A questo si associa una riduzione della motilità dell’esofago per cui lo svuotamento deve avvenire in buona parte tramite la forza di gravità (motivo per cui è sconsigliato sdraiarsi dopo aver mangiato).

Come posso prevenire i disturbi digestivi?
Tali disturbi possono essere prevenuti seguendo alcune semplici norme comportamentali: evitare di cenare troppo tardi la sera, consumare pasti non troppo abbondanti, evitare cibi e sostanze che peggiorano il reflusso gastroesofageo quali tè, caffè, cioccolato, pomodoro, alcolici, menta, cibi molto caldi e liquidi, cibi acidi. Non distendersi dopo aver mangiato per dare il tempo al cibo di raggiungere lo stomaco.

Esistono cure efficaci per l’esofago e lo stomaco?
Abitualmente chi soffre di questa malattia assume quotidianamente farmaci che proteggono l’esofago dal rigurgito acido proveniente dallo stomaco, associati ad altri che aiutano a favorirne lo svuotamento. Questi farmaci, insieme ad una dieta e ad abitudini di vita corrette, riescono a controllare bene i sintomi nella maggior parte dei pazienti.

Ho spesso la pancia gonfia, cosa significa?
La distensione dell’addome spesso è segno di mal digestione e di infiammazione gastrica. Essa può associarsi o meno a stitichezza, ma nel caso in cui ne soffra è opportuno che si rivolga allo specialista per ottimizzare la cura.

Posso assumere lassativi per la stitichezza?
Sì, come tutte le altre persone, ma vale la pena comunque alla prima occasione di parlarne con lo specialista di riferimento, per avere indicazioni precisa sulla modalità e la quantità. Il cambio di alcune abitudini di vita per favorire l’evacuazione spontanea è in genere da favorire all’uso cronico di lassativi.

Mi hanno consigliato degli antibiotici per l’intestino, perché?
A causa del rallentamento della motilità, la flora microbica intestinale può proliferare causando gonfiore, alterazioni dell’assorbimento dei cibi, diarrea alternata a stitichezza. L’uso ciclico di antibiotici e probiotici va a contrastare tale problematica.

La gastroscopia è un esame che deve essere effettuato regolarmente?
L’esecuzione di tale esame deve essere motivato da evidenti problematiche mediche. Se un primo esame può essere necessario per valutare la prima porzione dell’apparato digerente, la sua esecuzione periodica non è abitualmente necessaria.

Sono intollerante ad alcuni cibi, i miei sintomi gastroenterici dipendono da questo?
In questa patologia può esserci un’intolleranza alimentare associata (ricordiamo che le uniche vere intolleranze alimentari sono quelle al glutine e al lattosio) e in alcuni casi questa intolleranza può essere secondaria ad una alterata crescita batterica intestinale legata al rallentamento dello svuotamento. Esistono test non invasivi per diagnosticare tali condizioni, il vostro medico ve ne indicherà eventualmente la necessità.

Faccio fatica a deglutire, perché?
In alcuni casi a causa dell’alterazione della motilità dell’esofago e alla sua infiammazione si può percepire la sensazione di dolore o fatica alla deglutizione oppure il cibo può andare di traverso, specie se secco. In questi casi raccomandiamo di evitare cibi troppo asciutti e di fare riferimento allo specialista per ottimizzare la terapia medica.

Ha spesso taglietti dolorosi ai polpastrelli, sono queste le ulcere sclerodermiche?
No, la presenza di piccole ragadi, in sede di una cute ispessita o particolarmente disidratata non può essere definita una vera e propria ulcera, ma può essere il primo segnale di una non perfetta circolazione periferica o di una adeguata cura delle mani.

Come posso prevenire la comparsa di ulcere digitali?
Il primo passo è migliorare la perfusione periferica con l’uso di farmaci dedicati (vasodialatatori). Inoltre è buna regola avere una cura attenta delle mani evitando traumi l’uso di sostanze irritanti ed applicando creme idratanti e lenitive. In caso di marcata fibrosi cutanea tali regole devono essere osservate in maniera scrupolosa in quanto la tensione cutanea favorisce le lesioni della pelle.

Nonostante l’uso di calcio-antagonisti ho avuto delle ulcere digitali. Cosa fare?
In questi casi è importante verificare se vi sia stato qualche elemento favorente ed eliminarlo (come l’introduzione di nuovi farmaci, traumi…). Inoltre si valuterà la necessità di potenziare ed ottimizzare la terapia vasoattiva in corso per migliorare la circolazione e ridurre il rischio di ulteriori recidive.

Un’ulcera digitale ha iniziato a farmi male e a “battere” di notte; perché?
L’incremento del dolore che si accentua prevalentemente di notte, con carattere pulsante, accompagnato spesso da gonfiore, rossore locale o fuoriuscita di pus, è una caratteristica delle ulcere infette. Alla lesione cutanea si è sovrapposta una infezione batterica che è causa del peggioramento della sintomatologia.

Quale trattamento per un’ulcera sclerodermica?
La prima regola è la pulizia, evitare che l’ulcera si infetti proteggendola e lavando in maniera adeguata la cute lesionata. In caso di infezione bisognerà assumere un antibiotico per via sistemica, a dosi adeguate e per un periodo prolungato, perché la ridotta circolazione non permette una perfetta diffusione del farmaco. In caso di ulcere persistenti sarà opportuna una valutazione presso un ambulatorio dedicato per effettuare medicazioni locali che favoriscono la guarigione della lesione.

Rene e sclerodermia… come prevenire le complicazioni?
L’interessamento renale nella sclerosi sistemica è raro. Però se ha una forma di malattia cutanea con fibrosi progressiva, ha una malattia di recente insorgenza o sta assumendo del cortisone è importante controllare periodicamente la pressione arteriosa, il cui incremento è il primo campanello d’allarme per tale complicazione. In tal caso è opportuno avvisare prontamente il medico di riferimento.

Perché è importante riconoscere e comunicare i primi sintomi di un’eventuale interessamento renale?
Gli esami ematochimici e delle urine, nei casi sospetti, possono confermare la sofferenza del rene e portare all’introduzione di terapie efficaci in fasi precoci e prima che si instauri un danno irreversibile. Senza queste terapia (fondamentale è l’uso di ACE-Inibitori) è elevato il rischio di severe complicazioni quali l’insufficienza renale terminale.

Posso prendere anti-infiamamtori per i problemi articolari?
Non vi sono restrizioni assolute all’uso dei farmaci anti-infiammatori non steroidei nella sclerosi sistemica, tuttavia è opportuno usare una certa cautela in tutte le persone a rischio per complicazioni renali in quanto essi possono determinare un incremento della pressione ed una sofferenza diretta del rene.

Quali farmaci per l’artrite?
Nei casi in cui si sviluppino manifestazioni artritici sono comunemente utilizzati cortisonici per brevi periodi e farmaci immunosoppressori altresì definiti “antireumatici di fondo”; questi hanno lo scopo di ridurre i processi infiammatori e di danno articolare. In alcuni casi può essere valutato l’uso di farmaci “biologici”.

Ho spesso la sensazione di essere affaticata, è questo un segno di miosite?
Un senso di stanchezza e debolezza generale è una condizione molto comune nella malattie croniche ed autoimmuni ed è causata da un’insieme di fattori organici e psicologici. La miopatia è invece una condizione ben precisa caratterizzata da una marcata debolezza in alcuni distretti corporei e da tipiche alterazioni agli esami di laboratorio che indicano una infiammazione ed un danno muscolare.

Come posso combattere la stanchezza?
Non esistono farmaci specifici per la stanchezza, ma essa può essere efficacemente combattuta tramite alcune semplici regole: effettuare un’attività fisica regolare con esercizi leggeri e non troppo impegnativi dal punto di vista muscolare ed articolare, ridurre il peso corporeo, osservare orari regolari e cercare di migliorare il sonno prevenendo le manifestazioni da reflusso.

Parte della stanchezza può essere dovuta ad una alterazione del tono dell’umore?
Avere una forma più o meno intensa di depressione è comune nella sclerosi sistemica. La cronicità della malattia, la prospettiva attuale o futura di possibili complicazioni, il cambiamento della figura corporea sono tutti fattori che determinano una deflessione del tono dell’umore a cui segue una riduzione della vitalità, della reattività ed uno stato generale di spossatezza.

Cosa fare in caso di depressione?
E’ importante mantenere una vita socialmente attiva, partecipare alle attività delle associazioni di malati o a gruppi di ascolto dedicati: il non sentirsi limitati, abbandonati o inutili è il primo passo per migliorare il tono dell’umore. Anche un adeguato supporto psicologico personale e familiare può essere d’aiuto per sostenere la persona durante la sua malattia. Nei casi più severi può anche essere considerato l’uso di farmaci.

La sclerosi sistemica causa impotenza sessuale?
I maschi affetti da sclerodermia soffrono frequentemente di disfunzioni sessuali, in ragione del coinvolgimento circolatorio dell’apparato genitale e degli aspetti psicologici della malattia. L’uso di farmaci specifici può essere d’aiuto, ma non esistono terapie dedicate e sicuramente efficaci.

Cosa fa la ricerca per la sclerosi sistemica? Quali risvolti pratici per la mia malattia?
Fortunatamente sono sempre più le persone e le istituzioni dedicate alla ricerca nella sclerodermia. Questo ha consentito di capire meglio la malattia, le sue cause ed implicazioni, anche se essa rimane difficile da studiare. Ad oggi non esiste un farmaco “per la sclerodermia”, ma l’uso sempre più sapiente dei presidi disponibili, l’attenta valutazione dei loro effetti potenziali e delle risposte individuali ha notevolmente migliorato la prognosi della malattia. L’incremento dell’aspettativa di vita e la possibilità di una qualità di vita migliore rispetto al passato, sono risultati concreti nel trattamento della malattia.

FONTE: http://www.policlinico.mi.it/Scleroderma_Unit/Faq/IndexFaq.html