Spigolature dal mondo della ricerca

Da Westmead (Australia): Non sono certo pochi i pazienti sclerodermici che hanno gravi deformità delle mani con notevole impotenza funzionale che rende difficile l’esecuzione di attività elementari quali il lavarsi, il vestirsi e qualche volta l’alimentarsi in maniera autonoma. Molto spesso la colpa, più che delle articolazioni, è della retrazione anche precoce delle fasce tendinee e della pelle che chiudono le articolazioni in una morsa ristretta bloccandole in forte flessione. Di fronte a queste alterazioni pazienti e specialisti si sentono impotenti: il ricorso alla chirurgia viene spesso evitato perché vi è il timore più che giustificato di complicanze, prima fra tutte, per il deficit del microcircolo che caratterizza i pazienti sclerodermici, della mancata guarigione delle ferite. Questo timore non ha però bloccato una équipe di chirurghi australiani esperti nella chirurgia della mano dei pazienti reumatologici che hanno operato con successo due pazienti sclerodermici “Abbiamo agito sui tessuti molli di questi due pazienti– spiega il dott. Anandacoomarasamy, membro dell’équipe -, senza intervenire direttamente sui capi articolari. Abbiamo cioè sezionato la capsula ispessita delle articolazioni metacarpo-falangee liberando i legamenti collaterali e le fasce palmari e abbiamo poi scollato la fascia tendinea e la cute adesa alle articolazioni interfalangee prossimali con ottimo recupero della motilità e della funzione, oltre che naturalmente dell’estetica” Il buon risultato ottenuto dai chirurgi è stato poi potenziato da un prolungato intervento fisioterapico che ha mantenuto e migliorato il risultato ottenuto. E’ presto per cantar vittoria ma la strada della chirurgia della mano sembra aperta anche per i pazienti con sclerosi sistemica