I disturbi gastrointestinali nella sclerosi sistemica
Roberto Penagini
Nella sclerosi sistemica è frequente l’interessamento del tratto gastroenterico. In particolare la malattia fa sì che la muscolatura liscia della parete del tratto gastroenterico, che ne determina i movimenti, venga in parte sostituita da tessuto che non è in grado di contrarsi. Ne risultano anomalie della propulsione del cibo e degli altri contenuti con sintomi differenti a seconda dell’organo colpito. Il coinvolgimento dell’esofago è il più frequente, essendo presente nel 50-75% dei pazienti. I disturbi che accusano i malati sono bruciore al petto o alla bocca dello stomaco, rigurgito di liquido acido, entrambe soprattutto nel periodo post-prandiale, e difficoltà a deglutire il cibo. I disturbi sono legati da un lato al fatto che il cardias, cioè la valvola sita tra esofago e stomaco, funziona male e permette il reflusso di materiali siti nello stomaco e dall’altro al fatto che il corpo dell’esofago ha minore forza per spingere il boccone in stomaco. Il contemporaneo interessamento gastrico da parte della malattia con uno svuotamento rallentato contribuisce alla genesi dei sintomi legati al reflusso gastro-esofageo. Le possibili conseguenze sono l’infiammazione dell’esofago (o esofagite) da parte dell’acido e di altre sostanze dannose provenienti dallo stomaco e nei casi gravi, la stenosi peptica, cioè un restringimento cicatriziale del tratto terminale dell’esofago, che può contribuire a rendere difficoltoso il passaggio di cibo.
Inoltre il liquido che refluisce, specie durante la notte, può entrare nelle vie aeree e dare infezioni broncopolmonari.
Per limitare i sintomi e i danni dati dal reflusso gastro-esofageo è utile fare pasti non abbondanti e non molto calorici, fare una cena leggera e non coricarsi nelle 2-3 ore successive; tuttavia queste abitudini di vita solitamente non sono sufficienti e vengono pertanto somministrati farmaci che inibiscono la secrezione acida gastrica (inibitori di pompa protonica, talvolta associati ad H2 antagonisti prima di coricarsi a sera); spesso si aggiungono anche farmaci cosiddetti procinetici, cioè che migliorano la motilità gastrointestinale. In caso si sia formata una stenosi peptica, alla terapia con inibitori della secrezione acida gastrica si associano una o più dilatazioni endoscopiche.
Spesso anche lo stomaco è coinvolto dalla malattia e si svuota più lentamente. Questa alterazione, come già detto, contribuisce alla genesi del bruciore e rigurgito acido e inoltre può dare digestione lunga, nausea e vomito alimentare.
Le modifiche dello stile di vita che possono risultare utili sono quelle già menzionate per l’esofago ed i farmaci sono i procinetici, i quali accelerano lo svuotamento gastrico. Quando viene interessato l’intestino tenue i disturbi sono nausea, gonfiore e/o dolore di pancia, vomito; spesso, in conseguenza della diminuita motilità, vi è sovracrescita di batteri che può indurre diarrea, perdita di peso ed anemia per malassorbimento.
Le indicazioni di stile di vita riguardono sempre i pasti che devono essere piccoli e soprattutto con pochi grassi; i farmaci utili sono i procinetici e gli antibiotici a cicli, questi ultimi qualora sia stata diagnosticata una sovracrescita batterica.
Infine la sclerosi sistemica può compromettere la funzione motoria del colon determinando stipsi spesso anche ostinata, gonfiore e/o dolore di pancia.
Talvolta, ma non sempre, è utile aumentare l’introito di fibra alimentare con la dieta. Spesso sono necessari vari presidi farmaceutici anche in combinazione: 1) lassativi osmotici – si tratta di polveri da sciogliere nell’acqua che aumentano il volume e l’idratazione delle feci favorendo così la peristalsi e l’evacuazione; 2) fibra solubile – ha un effetto simile ai lassativi osmotici ma più facilmente può dare gonfiore addominale come effetto collaterale; 3) lassativi, solitamente a base di senna o bisacodile, che stimolano la motilità e inducono secrezione di acqua e sali nel lume intestinale; questi farmaci aiutano ad evacuare, ma danno spesso crampi addominali. Alla loro sospensione inoltre la stipsi tende a peggiorare in quanto l’intestino riassorbe più acqua e sali e le feci divengono più dure; 4) probiotici o “fermenti lattici” – si tratta di i concentrati di batteri cosidetti “buoni” che in teoria dovrebbe modificare l’ecosistema intestinale e migliorare la funzione del colon. In realtà le evidenze scientifiche che questi prodotti siano utili nella stipsi sono deboli, ma talvolta sono utili nell’alleviare gonfiore e dolore addominale.
Infine quando la motilità del colon è alterata in maniera severa può essere utile associare ai farmaci per bocca un clistere con soluzione fisiologica tiepida per ammorbidire le feci e coadiuvare l’evacuazione.