L’agopuntura è una delle tecniche appartenenti alla Medicina Tradizionale Cinese e si è sviluppata in Cina a partire dal terzo millennio a.C. allo scopo di trattare il dolore e ogni sorta di disturbo. Ha conosciuto fortune alterne, ma continua ad oggi ad essere la pratica di medicina tradizionale più diffusa al mondo, tanto da aver indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a pubblicare delle Linee Guida sulla sua buona pratica nel maggio 2021. La ricerca sull’efficacia e i meccanismi d’azione dell’agopuntura è molto attiva, con una vera e propria impennata a partire dagli anni 2000; ad oggi sul maggior portale di ricerca utilizzato in medicina, Pubmed, sono presenti più di 44.000 pubblicazioni che includono il termine agopuntura in Inglese.

Perché tutto questo interesse? Non abbiamo già risolto tutto con la medicina occidentale?

Farò una breve digressione a questo punto per spiegare perché ad oggi l’agopuntura è quanto mai utile e perché personalmente ho percorso la strada della Medicina Tradizionale Cinese, impiegando tempo e risorse…

Tutto è iniziato con un’ernia espulsa a livello cervicale, un dolore allucinante al collo, spalla e braccio sinistro e un deficit muscolare, il tutto insorto nel giro di qualche ora. Sono una dottoressa abbastanza esperta e con accesso a farmaci e a pareri specialistici molteplici, ma la verità è che dopo qualche giorno doloroso e qualche notte insonne, nonostante farmaci, collare e consigli vari il dolore era tale e quale. A questo punto mi hanno consigliato l’agopuntura, non l’avevo mai provata in vita mia, non sapevo nemmeno come funzionasse, ma ero disperata e quindi ci ho provato. Seduta da 30 minuti almeno, aghi in punti più o meno dolorosi, almeno una seduta a settimana, poi seduta con fisioterapista per imparare lo stretching che allunga la colonna e decomprime l’ernia. Non sapevo niente di tutto questo, non me lo avevano spiegato all’Università e non lo avevo mai visto fare, ma in poco tempo sono rinata,  riuscivo a dormire, ho ripreso una vita normale e recuperato la forza nel braccio.

A questo punto però mi faccio delle domande: perché nessuno me ne ha mai parlato? Credo che la risposta stia nel fatto che c’è della diffidenza nei confronti di una medicina completamente diversa dalla nostra, di cui sappiamo poco o nulla e che non siamo soliti inserire nei nostri percorsi di cura, pur essendo appunto una Medicina complementare, che ben si adatta ad “aiutare” il resto della terapia. Perché è una medicina orientale, non risponde alle regole del nostro tipo di pensiero, agisce come riequilibrante, non si basa esattamente sul principio causa-effetto. Perché sono tre anni di Master a pagamento, a proprie spese per il medico che decide di praticarla, con tante cose da imparare… Perché non siamo abituati a usarla, la fanno in pochi in ospedale, sembra una cosa non da medici…

E invece ha tanti aspetti positivi: costa poco, solo gli aghi e se si riesce a inserirla nell’attività ospedaliera (si può, il SSN la rimborsa) la possono ricevere tutti e le spese sono minime, non ha effetti collaterali reali, se li ha sono trascurabili, la può ricevere anche chi già assume molti farmaci, sempre l’OMS la raccomanda per tante patologie, tra cui cefalea, dolore lombare, coliche…

Quindi il corso triennale di medicina tradizionale cinese ho deciso di frequentarlo e durante il Covid, con i colleghi della nostra Struttura Complessa di Medicina Interna dell’IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano abbiamo pensato a un protocollo semplice e ripetibile per provare a trattare il dolore nei pazienti con un punteggio superiore a 4/10 nonostante l’ottimizzazione della terapia medica (che significa pazienti con nessuna o poca infiammazione, esami che vanno bene, quando il medico di solito dichiara che si è massimo della terapia e semmai aggiungerebbe un  antidolorifico, cosa su cui il paziente solitamente è un po’ scettico perché assume già tanti farmaci).

Questo è lo stato dello studio al momento: abbiamo finito di trattare 24 pazienti, ne stiamo trattando 7 e ne tratteremo ancora 11. Il protocollo consiste nell’applicare bilateralmente degli aghi di piccole dimensioni a braccia e gambe (12 in tutto) per circa 30 minuti, mentre il paziente giace in posizione supina sul lettino, senza muoversi durante il trattamento (muovendosi si sente dolore perché gli aghetti sono infissi più o meno a un cm e mezzo di profondità). Durante la seduta solitamente si avverte al massimo un leggero fastidio. Le prime 4 sedute sono a cadenza settimanale, le 4 successive a cadenza bisettimanale, le successive 4 sono una al mese.

I risultati sono incoraggianti: il dolore diminuisce di almeno due punti durante il trattamento, l’umore migliora e così anche le attività sociali.  I pazienti necessitano di meno farmaci al bisogno per il dolore e riferiscono maggiore energia.

Alla luce di questi risultati vorremmo concludere questo studio e pubblicarlo,  continuare a utilizzare l’agopuntura nella nostra pratica clinica, educare i giovani medici all’uso dell’agopuntura, sensibilizzare i colleghi all’utilizzo di questa pratica e aprire un ambulatorio dedicato, trattando in primis il dolore e continuando a studiare per ampliarne l’utilizzo tra i pazienti con l’idea di sfruttarne il potere riequilibrante e analgesico e la convinzione che purtroppo al momento i farmaci da soli non riescano a gestire tutti i sintomi.

Dr.ssa Barbara Vigone

Dirigente Medico SC Medicina Interna Immunologia e Allergologia, Fond. IRCCS Ca’ Granda

Ospedale Maggiore Policlinico, Milano