D.ssa Maria Grazia Lazzaroni, Dott. Paolo Airò, Prof. Franco Franceschini, D.ssa Eleonora Pedretti, D.ssa Liala Moschetti, D.ssa Claudia Barison

Nei pazienti affetti da sclerodermia uno dei sintomi più frequenti e precoci è sicuramente il fenomeno di Raynaud, dovuto all’alterazione dei vasi di piccole dimensioni, definita tecnicamente “microangiopatia”. Questa si ritiene essere collegata anche ad altre gravi complicanze della malattia, quali le ulcere digitali, l’interessamento renale o cardio-polmonare (ipertensione polmonare). Alcuni studi più recenti, sebbene basati su un piccolo numero di pazienti, hanno suggerito che la sclerodermia possa conferire un rischio aumentato di alterazioni anche dei vasi arteriosi di più grandi dimensioni ed in particolare a carico degli arti inferiori, configurando così anche un quadro di “macroangiopatia”.

La nostra Scleroderma Unit da oltre un anno sta conducendo uno studio supportato da GILS, in collaborazione con la Chirurgia Vascolare degli Spedali Civili di Brescia, che si propone di valutare la circolazione arteriosa degli arti inferiori tramite un esame non invasivo (ecocolorDoppler). A tale studio vengono sottoposti pazienti affetti da sclerodermia senza una precedente storia nota di malattia arteriosa degli arti inferiori e che presentino uno o più di quelli che sono stati finora individuati come possibili fattori di rischio per questa complicanza (fumo di sigaretta, ulcere digitali, ipertensione arteriosa polmonare, utilizzo prolungato di cortisone). I dati preliminari sui 75 pazienti che hanno già eseguito l’esame, hanno evidenziato come un terzo di questi presentasse qualche alterazione. Nella grande maggioranza dei casi queste erano classificate come “arteriopatia di stadio I”, una condizione precoce ed asintomatica, che comunque comporta ulteriori controlli nel tempo ed in alcuni casi anche la necessità di adeguamento di alcune terapie, oltre alla modifica di alcuni stili di vita. Ad esempio, può rendersi necessario aggiungere farmaci anti-aggreganti (ad esempio la cosiddetta “aspirinetta”) o abbassare i livelli di colesterolo con farmaci specifici. Inoltre, il mantenimento di un corretto peso corporeo, una dieta con un apporto controllato di grassi, l’astensione dal fumo e la regolare attività fisica rappresentano comportamenti di fondamentale importanza per evitare il peggioramento di questa condizione.

La realizzazione di questo progetto conferma l’importanza di una collaborazione efficace e regolare con i Colleghi della Chirurgia Vascolare, con l’obiettivo di approfondire lo studio di questo nuovo aspetto della malattia, al fine di poter individuare precocemente eventuali alterazioni delle arterie degli arti inferiori per intervenire tempestivamente e poter auspicabilmente contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da una malattia così complessa.